Diario infetto 02-6

Caro diario

Dopo molti mesi (da ben prima del lockdown) ieri ho avuto l’occasione di farmi una passeggiata in centro a Udine. Ero là per altri motivi ma, trovandomi in anticipo, ho approfittato per godermi la mia bella città. Pareva di essere durante la settimana di ferragosto: negozi gran parte chiusi, poca gente e quella poca a spasso con aria vacanziera. Fuori da una gelateria vicina ai portici di palazzo D’Aronco (il Municipio). C’era la fila di ragazze (anche donne) col biglietto appena strappato al distributore automatico in attesa di entrare come all’accettazione dell’ospedale. Altre – coni in mano – passeggiavano nei dintorni leccando voluttuosamente: chiaro che dopo si ritrovano con quei gran culoni.

Mai visto tante gru e tanti cantieri in centro dai tempi del terremoto; anche volendo è quasi impossibile scattare qualche foto senza trovarsene una nell’inquadratura. Il castello è completamente ingabbiato e anche il cantiere di via Mercatovecchio non è ancora finito. Si può però osservare la via nella parte vicina a Piazza Libertà e la nuova pavimentazione non mi dispiace affatto: la scelta di porre i cubetti di porfido al centro e la pietra ai lati mi pare sensata, oltre che piacevole. Bello anche il metodo di posa in file diritte invece che a raggiera, come si usava solitamente. Il porfido dovrebbe sopportare efficacemente il traffico dei mezzi pubblici, diversamente dalla pietra in lastre sottili, così come la si usa posare oggigiorno. Speriamo che abbiano predisposto un sottofondo adeguato, altrimenti temo che avrò occasione di vedere anche il prossimo cantiere, purtroppo.

Ecco qualche foto presa al volo col telefonino: nella prima si notano ben due gru incombere su Piazza Libertà…

La ragazza solitaria: avessi avuto quarant’anni in meno! Le avrei certamente offerto un cono gelato…

Diario infetto 01-6

Caro diario, sono stato male e non avevo voglia di nulla, tanto meno di scrivere, così maggio si è concluso senza il nostro quotidiano appuntamento. Nulla di tragico, vero? Ora siamo a Giugno e comincia il quarto mese di convivenza con la pandemia. Adesso sto un po’ meglio ma, per ora, posso dirti solo che mi pare abbia poco senso continuare ad annotare giornalmente quanto succede dato che la vita è tornata quasi alla normalità (i problemi di salute lo confermano, purtroppo). Ne riparliamo quando avrò qualcosa di nuovo o di interessante da raccontare. Ciao.

Diario infetto 30-5

Allora vediamo di iniziare a rendicontare a proposito di questi mesi pesantemente condizionati dal coronavirus: intanto ammetto di sentire nostalgia per quelle prime settimane di blocco, quando sbocciava la primavera e con Manu passeggiavamo tranquilli nei campi dietro casa assaporandone colori e profumi, ma anche il sottile piacere dell’outlaw. Ricordo quando uno dei primi giorni, camminando sulla stradina che porta a Variano, fuori Comune, ci pareva di essere in pericolo come i profughi clandestini nell’atto di sconfinare tra i boschi di Serbia e Croazia. Era quello un periodo di tale pace e tranquillità che non ricordo uguali in tutta la mia vita.

Potevo leggere durante la notte senza l’assillo di dovermi alzare a una certa ora e quindi con molta più soddisfazione e attenzione. C’era tempo di chiacchierare anche con Giovanni che ora, invece, vedo passare ogni tanto per casa come una allucinazione. Sono stato sempre benissimo mentre adesso sono tornati i soliti doloretti articolari, forse a causa delle troppe attività: cantieri, bici, moto… Riesco ancora ad rinunciare a giornali e telegiornali, però leggo e scrivo molto di meno e questo mi pesa.

D’accordo che ancora cerco di evitare i bar ma, seppur meno intensamente, sono riprese cene e aperitivi, bevutine in compagnia… tutto bello, alla lunga però, per il fisico tutto ciò diventa stressante tanto quanto i clienti incontentabili. Che fare allora?

passeggiando in campagna nella primavera del lockdown.

Diario infetto 29-5

Anche maggio sta per finire e il problema Coronavirus pare ormai superato. Se davvero la prossima settimana toglieranno le ultime limitazioni di movimento giuro che mi taglio barba e capelli, ma non prima di una birretta con l’amico Bina.

Intanto proseguono i giretti in bici. Finito il getto in cantiere, nel pomeriggio altra pedalata per le colline fino a trovare l’amico Mauro mani d’oro che non vedevo dal primo gennaio. Con quelli di oggi sono arrivato a mille chilometri a partire dalla settimana di Pasqua. Non male, va!

Da giovane mille chilometri di allenamento costituivano il punto di svolta: potevo cominciare a correre per vincere. Ora a malapena riesco a fare la salita di Moruzzo; sarebbe anche deprimente se non mi confortasse il pensiero che c’è sempre chi sta peggio. Che il bicchiere è mezzo pieno. Che chi si contenta gode…

25-5-1975: Trofeo Frecce Tricolori a Laipacco. Volavano ancora con i “G-91”

Diario infetto 28-5

Caro diario, ieri giornata piena sia per impegni di lavoro che ludici. C’era anche da festeggiare il compleanno del compare Danilo e l’inaspettata visita serale dell’amico Ieio Freschi il quale, pari mio, ha affermato di essersi goduto alla grande il blocco per la pandemia, soprattutto leggendo. Non ha mancato però di comporre un paio di canzoni nuove e scrivere quattro racconti brevi, due dei quali pare saranno pubblicati su una rivista della quale non ricordo il nome. Ieio è un’anima pura e starci assieme mi fa bene.

Il momento migliore però, è stato senz’altro la rentrèe dei Shovel guys. Ci siamo ritrovati verso sera per un run fino a Lignano e la classica birretta in compagnia. Lungo la strada la situazione era quella di sempre col traffico intenso del dopolavoro. Non ne abbiamo risentito più di tanto: noi si andava piano godendoci un clima dolce come non mai in un pomeriggio da favola.

Abbiamo poi girato lungo il centro balneare in una atmosfera spettrale: strade deserte, negozi chiusi e solo ogni tanto qualche bar aperto con sparuti clienti mascherati (non sempre per la verità). A fine maggio e con un tempo estivo com’era ieri, di solito lo spettacolo era ben diverso e in spiaggia nemmeno un cane: anche loro bloccati per il lockdown?

Al gruppetto di Harleysti ortodossi si sono aggregati due giovinetti con moto da infiltrati, ma nei loro occhi già si poteva scorgere la luce di Milwaukee.

Per la verità il gruppo si è un po’ rinnovato e tra di noi c’era anche il mio rivale in amore… quello che mi ha portato via l’Electra! “…Tu falla ridere perché, ha pianto troppo insieme a me.”

Diario infetto 27-5

Caro diario, altri strani sogni.

La notte scorsa ho rivissuto l’incidente capitato al President l’anno scorso in Turchia, ma stavolta non eravamo in moto bensì in auto; tutto il resto quasi uguale a quella disgraziata giornata, prologo di tanti guai nei giorni a venire. Sempre in sogno, poco prima mi trovavo ad organizzare una festa con colleghi e amici per l’inaugurazione del nuovo studio-ufficio presso il quale avevo anche previsto uno spazio ristoro con una strana cucina tuttofare. Grazie a questa modernità avrei potuto cucinare pure io che non so farmi nemmeno un uovo in camicia.

Insomma arriva la truppa pronta a fare festa e succede che dal futuristico forno ne esce ben poca cosa tanto che la gente si ritrova a mangiare solo qualche lillipuziana porzione di pollo. Mi sento a disagio e cerco di rimediare con della verdura, ma anche di questa ce n’è poca, come pure il pane. Nei pressi, purtroppo, non c’è “Qualcuno” pronto a moltiplicarlo, come avevo sperato.

Preso dalla disperazione ricordo che avevo messo da parte un uovo pasquale, lo tiro fuori, lo apro, ma anche questo è piccolissimo e posso dare a ognuno solo uno striminzito pezzetto di cioccolata. Poi mi sono svegliato. Meno male, va!

E quest’altro di qualche sera fa? Da sveglio (nella realtà) un cliente mi chiede per un piccolo lavoro in casa: l’installazione di una scala retrattile per la botola in soffitta. Ok, ne parliamo, poi lo metto in contatto con un impresario edile e chiusa là.

Qualche giorno dopo – nel sogno – succede che passo sul posto e trovo la casa sventrata, mezza demolita… “Che succede?” Chiedo all’impresario. “E’ passato in cantiere il cognato del proprietario e, già che c’eravamo, ha detto che sarebbe preferibile rimodernare tutto!” E io. “Come la mettiamo con il Comune? Adesso toccherà a me sistemare le carte! Come potrò riuscirci ora, a cose fatte…?” Un sogno che si frammischia con la realtà come non mai…

Diario infetto 26-5

Sistemate le cose di lavoro, ieri pomeriggio ho pensato di fare un giretto in bici per portarmi avanti con i compiti, come si dice. Me ne sono andato tranquillamente fino a Maiano e poi ho salito la strada che porta a Susans. Un tempo usavo quella breve salita come riferimento: nel ’97 ci feci il mio miglior tempo con 3’40” e usavo il 39*17. Ieri ci ho messo esattamente il doppio (usando il 39*30). La differenza è che quella volta non ero contento perché avrei voluto metterci ancor di meno, mentre ieri ero felice per il solo fatto di esserci riuscito.

Sceso a Cimano ho svoltato verso Muris e quindi da lì fino quasi a casa ha continuato a piovigginare nonostante il sole spuntasse spesso tra le nuvole. C’era il vento contrario e ho fatto una fatica bestiale. In tutto il tratto ho incontrato un solo altro ciclista: un giovinetto che mi ha superato disinvolto e che non ho nemmeno tentato di seguire, come avrei certamente fatto una volta. Ho pensato a quanta strada dovrà ancora percorrere…